mercoledì 2 gennaio 2008

Se esiste un dio, il suo nome è Fabione

incredibile. Fabione on-line.
non so se gioire o rabbrividire.

come al solito, non so scegliere, quindi dovrò elevare un saluto a te mitico Fabione da Bellaria, ricordando uno dei nostri episodi più divertenti. premesso, ovviamente, che ce ne sarebbero altri mille.

era circa il 2000. nessuno era laureato, nessuno aveva bambini; Virgilio non aveva la sua casa, che, in ultima analisi, ha tramutato tutti in dei vecchi sballoni da divano. cazzo, forse Virgilio manco c'era.

io, fabione, caprix, marchio, cecco, michele bertoni e asa abitavamo in Via Zalamella, 77, 48100, Ravenna.

forse non ricordate, forse non c'avete mai ripensato, ma quell'anno i fine settimana erano dediti al riposo. c'era il lunedì di spesa e sbronza casalinga, c'era il martedì del Dago, c'era il mercoledì a quel pub orrendo, e c'era il Kennedy con Abbiati e l'Airoldi il giovedì. ogni notte si facevano almeno le 3.00. fabione era al massimo delle sue forze, era in coppia con Gallo ed entrambi seguivano spesso un copione fatto di aperitivo-sigarette-postaperitivi-sbronze colossali e rientri pericolosissimi in bilico tra marciapiedi, fossi e paraurti delle altre macchine.

io non ero da meno, ma una di queste notti, stranamente, forse per un esame me ne restai a casa. a pensarci bene, quella notte uscì solo fabione.

verso le 2.30, ci svegliammo tutti, di soprassalto. il motivo era un rumore assordante, nel silenzio dell'inverno ravennate. fuori c'era solo l'aria gelida, la brina che ghiacciava veloce sui parabrezza, qualche macchina, la luce arancione dei lampioni.
un rumore ripetitivo. quasi meccanico, prepotente, impossibile da ignorare; non sembrava umano, non sembrava potesse venire da qualcosa di vivo. sembrava una ruspa che s'accendeva o un mostro robotico di hollywood in procinto di esalare l'ultimo respiro.

io e caprix, scendemmo le scale; cecco aprì la porta. all'entrata giaceva la fiera:

fabione "riposava" a petto nudo, emettendo quel rumore irriproducibile –era per terra con mezzo corpo tra la porta di vetro e il terrazzo. a tutti gli effetti era come se dormisse nudo, in strada. era gennaio o febbraio, ci sarà stato -5º.
accendendo la luce, il rumore assordante continuava. fabione era riverso a pancia in giù, una brocca d'acqua rovesciata lo circondava di un velo d'acqua che verso la porta si preparava per congelare.

ricostruimmo in un secondo l'accaduto: doveva essere tornato accaldato dagli ettolitri di birra e dall'atmosfera 90% nicotina / 10% vapore acqueo del Dago e si era tolto la maglia. aveva riempito la brocca dell'acqua, l'aveva sgolata e poi, dettaglio misterioso, era caduto per terra. con tutta probabilità, stremato dalla pigrizia, decise di dormire lì.

non si riuscì a svegliarlo per quanto ricordo. provammo con luce, calci e grida. forse qualcuno provò anche a spostarlo senza successo. ci rinchiudemmo in camera. in qualche modo dormimmo, l'indomani presi 24 a laboratorio di oceanografia.

un brindisi a te, fabione, bei vecchi tempi.

saluti a tutti.
m.

1 commento:

febe ha detto...

Jajajajaja.....ragazzi è già da dieci minuti che sghignazzo da sola in casa....quanto quanto quanto ridere.
Già sapevo la storia ma vederla nero su bianco è ancora più divertente.
Vi saluto car
Febe